SUCCESSO CLINICO A LUNGO TERMINE

RISULTATI CLINICI A LUNGO TERMINE DI IMPIANTI A FORMA DI CUNEO INSERITI IN CRESTE SOTTILI: STUDIO DI COORTE PROSPETTICO MULTICENTRICO A SINGOLO BRACCIO CON FOLLOW-UP DI 7 ANNI

Rapani A, Vercellotti T, Stacchi C, Gregorig G, Oreglia F, Morella E, Lombardi T. – Pubblicato il 6 settembre 2025 in The Journal of Clinical Medicine

Contesto: Gli impianti a forma di cuneo sono stati proposti come soluzione minimamente invasiva per le creste alveolari sottili, con l’obiettivo di evitare l’incremento osseo. Mentre i risultati a breve termine sono promettenti, le evidenze cliniche a lungo termine rimangono limitate. Metodi: Questo studio di coorte prospettico multicentrico a braccio singolo riporta i risultati a 7 anni di impianti a forma di cuneo tissue-level (spessore 1,8 mm) posizionati senza innesto in creste atrofiche orizzontalmente (spessore medio 3,73 ± 0.36 mm). Valutazioni cliniche e radiografiche sono state eseguite su 45 impianti (34 pazienti). Risultati: Al follow-up di 7 anni post-carico, il tasso di sopravvivenza implantare è stato del 95,5%, con due fallimenti registrati: una perdita precoce e una dovuta a perimplantite. La mucosite perimplantare è stata osservata in 5 impianti (11,4%), mentre la perimplantite è stata diagnosticata in 3 impianti (6,8%). Non sono state riportate complicanze meccaniche. La perdita ossea marginale (MBL) media è stata di 1,45 ± 1,41 mm, misurata rispetto alla spalla dell’impianto. La regressione lineare multivariata ha identificato l’età avanzata (β = +0,040; p = 0,012) e il posizionamento implantare mandibolare (β = +1,39; p = 0,007) come predittori significativi di una maggiore perdita ossea. Conclusioni: Gli impianti a forma di cuneo hanno dimostrato un’elevata sopravvivenza a lungo termine e livelli ossei marginali stabili in creste sottili senza la necessità di procedure di incremento osseo. L’età e la localizzazione mandibolare hanno influenzato negativamente la stabilità ossea a lungo termine, mentre il fumo, il sesso e l’anamnesi di parodontite non sono risultati predittori significativi.

Radiografie periapicali eseguite al basale (T0) (a) e dopo 7 anni (b) per valutare i cambiamenti dell’osso marginale.

“La valutazione radiografica ha mostrato una perdita ossea marginale (MBL) media di 1,45 ± 1,41 mm dopo 7 anni, misurata rispetto alla spalla dell’impianto. Questo grado di riassorbimento osseo è in linea con i valori tipicamente considerati accettabili per il successo implantare a lungo termine, ed è particolarmente degno di nota se confrontato con una recente meta-analisi che riporta un MBL medio di 1,90 mm (IC 95%: 1,73–2,07) dopo cinque anni in siti ossei innestati trattati con impianti standard.”

J Clin Med 2025, 14(17), 6299; https://doi.org/10.3390/jcm14176299

 

“IMPIANTI A FORMA DI CUNEO PER IL TRATTAMENTO MINIMAMENTE INVASIVO DELLE CRESTE SOTTILI” UNO STUDIO DI COORTE PROSPETTICO MULTICENTRICO.
Vercellotti T, Troiano G, Oreglia F, Lombardi T, Gregorig G, Morella E, Rapani A, Stacchi C.

Abstract: Il presente studio si propone di indagare i risultati clinici e centrati sul paziente dopo la riabilitazione implanto-supportata di creste sottili utilizzando un innovativo impianto a forma di cuneo. Quarantaquattro pazienti sono stati trattati con l’inserimento di 59 impianti a cuneo tissue-level (larghezza bucco-linguale 1,8 mm) in creste atrofiche in senso orizzontale (spessore osseo medio 3,8 ± 0,4 mm). Le misure di esito primarie sono state: quoziente di stabilità implantare (ISQ), perdita ossea marginale (MBL) e morbilità del paziente. Cinquantotto impianti funzionavano in modo soddisfacente dopo un anno di carico (tasso di sopravvivenza del 98,3%). I valori ISQ misurati in direzione mesio-distale sono risultati significativamente superiori a quelli in direzione bucco-linguale in tutti gli intervalli di tempo (p < 0.001). Entrambi i valori ISQ mesio-distale e bucco-linguale al follow-up di 6 mesi sono risultati significativamente superiori rispetto al follow-up di 4 mesi (p < 0.001 per entrambi). L’MBL medio
è stato di 0,38 ± 0,48 mm alla consegna della protesi (6 mesi dopo l’inserimento dell’impianto) e di 0,60 ± 0,52 mm dopo un anno di carico funzionale. La maggior parte dei pazienti ha riportato un lieve disagio correlato alla procedura chirurgica. Il punteggio del dolore postoperatorio è stato classificato come dolore lieve il giorno dell’intervento e il primo giorno postoperatorio, e nessun dolore nei successivi cinque giorni. Pur con i limiti del presente studio, il dispositivo indagato ha mostrato una bassa morbilità e risultati clinici positivi a breve termine nel trattamento delle creste sottili.

J Clin Med 2020. 9:3301; doi:10.3390/jcm9103301 https://www.mdpi.com/2077-0383/9/10/3301/htm

PUBBLICAZIONI

Utilità degli Impianti a Forma di Cuneo nella Riabilitazione Full-Arch di Grave Atrofia Mascellare: Un Case Report
Amerigo Giudice, Ferdinando Attanasio, Francesco Bennardo, Alessandro Antonelli, Tomaso Vercellotti

Int J Periodontics Restorative Dent 2024;44:347–355. doi: 10.11607/prd.6453 (SITO WEB DELL’EDITORE)

Abstract:

La gestione della marcata atrofia ossea orizzontale rappresenta una sfida critica per le tradizionali procedure di implantologia. A tal fine, i clinici hanno sviluppato diversi protocolli e procedure per consentire la riabilitazione implantare chirurgica e protesica più adeguata e accurata. Nonostante lo sviluppo di metodi di rigenerazione ossea guidata e l’uso di impianti di piccolo diametro, la riabilitazione di aree ossee sottili rappresenta un dilemma clinico per la sopravvivenza a medio e lungo termine delle terapie implanto-protesiche. Questo caso clinico valuta l’uso di impianti a forma di cuneo per la riabilitazione full-arch di un mascellare atrofico con cresta sottile. Questa scelta terapeutica ha permesso una riabilitazione minimamente invasiva, evitando la chirurgia rigenerativa ossea e rispettando al contempo i limiti biologici e protesici. Inoltre, la valutazione del quoziente di stabilità implantare e dei valori di perdita ossea marginale durante il primo anno di follow-up ha consentito l’analisi del comportamento di questa riabilitazione nei casi mascellari ad arcata completa.

Nuovo Protocollo Operativo per Impianto Post-Estrattivo Immediato nella Regione del Primo Molare Inferiore con Impianti Rex-Blade: Una Serie di Casi con Follow-Up a 18 Mesi
Fabrizio Bambini, Lucia Memè, Roberto Rossi, Andrea Grassi, Serena Grego, Stefano Mummolo

Applied Sciences 2023, 13, 10226 (https://www.mdpi.com/2076-3417/13/18/10226)

Abstract:

In questo manoscritto, gli autori propongono una nuova tecnica per l’inserimento immediato di impianti negli alveoli corrispondenti ai primi molari inferiori e, in ogni caso, negli alveoli in cui il setto interradicolare è ancora presente. Gli impianti post-estrattivi immediati sono un argomento ampiamente dibattuto in letteratura. Attualmente, la maggior parte degli autori considera l’inserimento di impianti immediatamente dopo l’estrazione meno utile in termini di dubbi benefici nel mantenimento dell’altezza dell’osso alveolare, e più utile in termini di riduzione del disagio per i pazienti. A causa dell’anatomia dell’alveolo post-estrattivo e della sua geometria tradizionalmente cilindrica, questa procedura non è sempre possibile.

Sono stati utilizzati impianti a lama di tipo REX di nuova generazione tramite il loro inserimento nel setto accompagnato da una lamina corticale per l’inibizione periostale, senza riempire alcun alveolo.

Nei 20 pazienti trattati, l’impianto REX si è dimostrato stabile e circondato da osso di nuova formazione al follow-up di 18 mesi. Questa tecnica semplice e di facile impiego consente l’inserimento di un impianto immediatamente dopo l’estrazione e nella stessa seduta chirurgica, con una buona compliance del paziente e una buona preservazione dell’alveolo grazie all’agevolazione dell’inibizione periostale. Gli eccellenti risultati clinici ottenuti con l’uso di un impianto a lama nei settori posteriori suggeriscono che è possibile ridurre le sedute chirurgiche anche in condizioni di alveoli post-estrattivi il cui solo setto può garantire la stabilità primaria essenziale per l’osteointegrazione. L’impiego su un numero maggiore di pazienti ci fornirà anche risultati statistici significativi a supporto di questo lavoro clinico preliminare. Sono necessari nuovi studi clinici per comprendere il reale potenziale di questo metodo per l’applicazione nella pratica clinica quotidiana.

Nuovi Impianti Dentali a Forma di Cuneo per Creste Ossee Sottili: REX Piezoimplant, un Case Report con Follow-Up a 12 Mesi
Lucia Memè, Stefano Mummolo, Enrico M. Strappa, Fabrizio Bambini, Gianni Gallusi

American Journal of Biomedical Science & Research. 2022. 16(3):295-300 (https://biomedgrid.com/fulltext/volume16/a-new-wedge-shape-dental-implants-for-narrow-bone-ridge-rex-piezoimplant-a-case-report-with-12-months-of-follow-up.002224.php)

Abstract:

Obiettivo: Lo scopo di questo studio è stato quello di riportare il protocollo chirurgico utilizzato nella riabilitazione implanto-protesica con REX PiezoImplant tipo TL1.8 (Rex TL, Rex Implants, Columbus, OH, USA).

Metodi: Una paziente di 54 anni è stata arruolata nello studio. L’esame clinico e radiografico (CBCT) ha mostrato una grave atrofia ossea del mascellare superiore. La preparazione dei siti implantari è stata eseguita con strumenti piezoelettrici e una sequenza specifica di inserti (SLC, W1, W2, W3 e W4). Gli impianti sono stati inseriti con il martelletto magnetico REX IPD ottenendo una leggera espansione ossea.

Risultati: La paziente è stata rigorosamente monitorata mensilmente fino a 12 mesi. La protesi finale è stata consegnata 5 mesi dopo l’intervento chirurgico. La CBCT eseguita al termine dello studio ha dimostrato una buona osteointegrazione degli impianti e l’assenza di riassorbimento osseo perimplantare.

Conclusioni: L’uso dei REX PiezoImplants può essere considerato una valida tecnica di chirurgia minimamente invasiva nelle creste ossee atrofiche, le quali non consentono l’inserimento di impianti tradizionali senza procedure di rigenerazione ossea.

CASI CLINICI